La moda etica ha sempre qualcosa da mettersi

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Donne guerriere, corazzate da bottiglie e flaconi di detersivi rigorosamente vuoti e di plastica, incedono tra la folla, indossano armature fatte all’uncinetto o a maglia e sollevano un interrogativo: la moda è davvero effimera?

Forse no. Le combattenti di Enrica Borghi, l’artista che apre la terza edizione di Dreamers, lottano per la sostenibilità. Più che una sfilata, è una marcia per denunciare l’industria dell’abbigliamento, una tra le più inquinanti al mondo, secondo le statistiche, dopo quella alimentare e del petrolio. Gusci di cozze e frammenti di vecchi cd diventano paillettes, tappi di plastica e reti da pesca abbandonate si intrecciano in trame di tessuto e bottoni. La moda getta lo sguardo all’ambiente, raccoglie, ricicla, riusa e si fa ecosostenibile. Se slegata da tendenze passeggere, può tradire la sua natura mutevole e sottrarsi agli attuali imperativi di velocità e intercambiabilità. Contro un sistema moda sempre più «fast», dai processi produttivi all’usa e getta dei vestiti, si schiera la rassegna «Dreamers 3», da oggi al 4 novembre negli spazi di Toolbox in via Egeo 18, in occasione della settimana dell’arte contemporanea.

Il titolo è «Re-wear», reindossa. «Un invito a pensare a ciò che indossiamo per comprare meno e meglio», spiega Barbara Casalaspro che, con Ludovica Gallo Orsi, ha curato il progetto di moda contemporanea che fonde etica ed estetica. «La moda è creazione e più riesce ad allontanarsi da stili momentanei, più diventa capace di trasmettere messaggi, sulla nostra identità personale, e su aspetti sociali – aggiunge -. Non si tratta solo di riutilizzare vestiti e materiali ma di dare valore e vita più lunga al nostro vestiario». Gli abiti diventano subito vecchi, perché di scarsa qualità o perché le collezioni impongono nuovi stili. Basta rallentare per uscire dalle logiche del mercato.

 

Fatti per durare
Sono 44 gli slow brand alla fiera. Creatori di una nuova visione della moda in cui abiti e accessori sono fatti per durare. C’è chi va in Normandia in un centro raccolta di capi anni ’60, ’70 per trovare il denim da smontare e rimontare. I milanesi Blue of a Kind creano un nuovo jeans ecosostenibile dalla vestibilità contemporanea. Perché il prodotto con il minor impatto ambientale è quello che già esiste. E il jeans, che non manca in nessun armadio, ha nella «moda veloce» la filiera di produzione più inquinante del settore abbigliamento.

I tessuti di fine corsa sono invece materia prima per le giacche di Nasco Unico. L’innovazione nella tessitura è tutta torinese: Matteo Thiela brevetta «Bombyx» dal greco «baco da seta» e realizza per Dreamers un vestito memory form, capace di ricordare la forma e riproporla anche dopo essere stato piegato o lavato. La moda è anche performance. «Family dress» è l’abito installazione di Nicoletta Morozzi, composto da 32 capi uniti tra loro. Domenica sarà indossato simultaneamente da dieci ballerini ma anche dai visitatori che vorranno dare vita a un’opera collettiva

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